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Una Sfinge di Vulci è volata a Massa Marittima

Una Sfinge di Vulci è volata a Massa Marittima



dal 02/08/2019 al 03/11/2019


Un unico reperto, una scultura tanto antica quanto misteriosa, una sfinge etrusca risalente al VI secolo a.C e proveniente dalla necropoli dell’Osteria a Vulci (Vt). Sarà questa statua la protagonista della mostra “La Sfinge di Vulci” che sarà esposta al Museo Archeologico Giovannangelo Camporeale di Massa Marittima (Gr), in Piazza Garibaldi, dal 3 agosto al 3 novembre 2019.  Un progetto espositivo realizzato nell’ambito delle Notti dell’Archeologia in collaborazione con la Regione Toscana. L'evento è frutto di un’importante collaborazione fra la Fondazione Vulci, la Soprintendenza dell’Etruria Meridionale e i Musei di Massa Marittima, la Cooperativa Sociale Zoe, e delle riviste Archeo e Medioevo, ed è realizzata con il finanziamento regionale destinato ai musei di rilevanza. Stamani in occasione dell’arrivo della statua a Massa Marittima si è svolta la presentazione dell’evento.

La Sfinge di Vulci sarà esposta in una sala al primo piano del Museo e accompagnata da pannelli informativi e grafici per far comprendere ai visitatori la sua storia e i suoi significati. Scolpita nel nenfro, roccia tufacea di origine vulcanica, testa di donna, corpo di leone, coda di serpente e ali d'aquila, la Sfinge di Vulci sfoggia tutta la sua antica e imperturbabile bellezza appoggiata sulle zampe, nella sua mole scolpita in nero, a evocare il suo ruolo di "guardiana" con lo scopo di proteggere i defunti e accompagnarli nell'Aldilà. “A queste sculture - precisa il curatore della mostra e direttore del Parco Archeologico di Vulci Carlo Casi -, che riproducono soprattutto sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, almeno in origine era demandato il compito di tenere lontano l'influsso degli spiriti maligni ma ben presto la loro prerogativa divenne quella di “guardiani” destinati a vegliare sulla pace dei morti e a tener lontano gli avversari che volessero turbarne la quiete. In altre parole avevano il compito di essere buone compagne di viaggio dei defunti”.

Questa straordinaria statua funeraria è stata ritrovata dagli archeologi durante una campagna di scavo nel 2012, grazie anche ad un finanziamento della Regione Lazio, nella necropoli dell'Osteria di Vulci, uno dei più importanti centri dell'Etruria. Già nota dall'800, la necropoli ha già svelato alcune delle più importanti testimonianze funerarie di Vulci a partire dalla metà dell'VIII secolo a.C. Nel corso dello scavo è stata in particolare individuata la tomba 14, nota come “Tomba della Sfinge”, monumentale ipogeo funerario risalente al VI secolo a.C. Le eccezionali dimensioni del lungo dromos (m 28), tramite il quale si accedeva al vestibolo ed alle camere funerarie, testimoniano l'importanza della famiglia che qui seppelliva i suoi membri. La Sfinge era sepolta li, probabilmente collocata all’ingresso della sepoltura. Con lei anche una seconda testa di sfinge, databile al VI secolo a.C sempre in nenfro per ribadire che l’impiego della statuaria in pietre di origine vulcanica nell'apparato decorativo delle necropoli di Vulci a partire dal 600 a. C. non ha equivalenti in altre zone dell’Etruria. Nel territorio di Vulci infatti, si è sviluppata una vera e propria tradizione, che ha dato vita ad una fiorente attività specialistica proseguita, senza soluzione di continuità, per quasi un secolo di riproduzione di queste figure ponendole all'ingresso delle tombe.  La mostra sarà aperta al pubblico fino al 31 agosto tutti i giorni dalle ore 11 alle ore 13 e dalle 15 alle 18. Dal 1 settembre al 3 novembre con gli stessi orari ma chiusa il lunedì. L’accesso è compreso nel prezzo del biglietto del Museo Archeologico Etrusco Giovannangelo Camporeale. Info: 0566906366, email: museimassam@coopzoe.it   

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